La paura dei colori.
Il razzismo e le sue sfumature.
..per non dimenticare..
Giornata triste oggi per l’America.
Tutti ricordiamo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, nei quali 19 affiliati all’organizzazione terroristica di matrice Islamica al-Qu’ida fecero schiantare 2 aerei sulle torri 1 e 2 del Word Trade Center di New York.
Le vittime furono circa 3000… DI 70 DIVERSE NAZIONALITA’.
Davanti a una tragedia come questa come si puo’ negare l’uguaglianza di ogni individuo presente nelle torri, l’uguaglianza di 3000 persone nonostante le 70 nazionalita’ diverse, l’uguaglianza di una morte tremenda e incancellabile, presente nella memoria del mondo…
Tutti noi ricordiamo dove eravamo, con chi, e cosa stavamo facendo. Tutto il mondo ricorda, tutto il mondo ha assistito davanti a una tv o ascoltando una radio, tutto il mondo si e’ sentito coinvolto in un unico pensiero, il pensiero andava a coloro che erano li, coloro che purtroppo non hanno piu’ fatto ritorno alle loro case.
Tutti uniti oggi, senza distinzione di razza, di colore, a ricordare le vittime di questo tragico 11 settembre 2001. Per non dimenticare…
i BAMBINI e i COLORI dell’arcobaleno
Esiste razzismo nella scuola? Sono razzisti i bambini?.
Si, il razzismo nelle scuole esiste ma no, il bambino non e’ razzista. Il bambino non crede che il colore della pelle, l’accento, l’abbigliamento siano rilevanti nel rapporto con i suoi coetanei; per il bambino sono amici tutti coloro che giocano con lui, che hanno giocattoli interessanti, che guardano gli stessi caroni in tv.
Molti studi sostengono che quello razziale sia un istinto primordiale, qualcosa insinto in ogni individuo fin dalla nascita che poi, a seconda dell’ambiente e dell’educazione che viene ricevuta, viene esaltato o eliminato.
Altri, invece, sostengono la teoria inversa : il bambino non nasce razzista ma viene educato al razzismo, molte volte anche incoscientemente, da parte dei genitori, per lui modello universale e assoluto. Quante volte, nelle case, si sente parlare di “uomo nero” che si porta via i bambini, nella stessa ninna nanna che spesso ognuno di noi canta ai propri figli, viene citato questo “uomo nero” che si tiene il bambino un mese intero, e quante altre volte ancora si racconta ai bambini che se non si da la mano per la strada le signore con le gonne lunghe e che chiedono soldi fuori dai supermercati se li portano via nascondendoli sotto le gonnone… Queste storie, che vengono inventate per ottenere obbedienza dai figli e che a nostro avviso sembrano innoque e senza alcun valore, possono invece generare nel bambino la paura per questi individui e di conseguenza l’intolleranza nei loro confronti.
Il bambino forse la diversita’ nell’altro la nota, ma a questa diversita’ non da’ una connotazione negativa. Per lui non e’ importante il colore della pelle del suo compagno di giochi ma lo diventa nel momento in cui in famiglia, a questa diversita’, viene data importanza. Ecco dunque il perche’, purtroppo, il mondo dell’infanzia non e’ immune dal razzismo, ma cercare di scaricare questa “colpa” nei bambini, giustificando cio’ come istinto primordiale e’ come, da parte degli adulti, volersi scaricare la coscienza da una responsabilita’ troppo grossa che il mondo adulto non ha voglia e teme di assumersi. I bambini non nascono con questo fardello, lo acquisiscono con l’azione combinata di una molteplicita’ di fattori e se l’educazione venisse orientata alla ricerca di valori comuni pur tra le loro mille differenze socio-culturali si puo’ pensare di avere in qualche modo gli anticorpi per antagonizzare gli esempi di razzismo che possimao trovare intorno a noi.
Io insegnavo in una scuola materna e l’anno scorso avevamo realizzato il progetto “UN MONDO DI MILLE COLORI” raccontando ai bimbi che Dio, quando ha creato il mondo e l’uomo, ha voluto crearlo di tantissimi colori perche’ una delle cose che preferiva di piu’ era guardare l’arcobaleno e i suoi colori. Cosi creo’ il bimbo giallo, il bimbo rosa, quello marrone, la bambina bionda, quella con gli occhi azurri, quello senza capelli, quello vesitito tutto colorato, quello vestito con abiti lunghi ecc ecc e che a tutti questi bambini Lui vuole tantissimo bene perche’ sono tutti buoni e bravi e insieme sono ancora piu’ belli dell’arcobaleno che gli piaceva tanto guardare. Il messaggio e’ stato colto e , sperando di non essere troppo idealista, auguro a ognuno di loro di portarselo dietro fino a quando avranno la maturita’ necessaria per capirne il reale significato e il reale valore.
bandiera a 22 stelle di Fort Sumter
l’ America e il futuro…
Ieri sera sono uscita a mangiare in uno dei tanti fastfood americani. Mi trovo a Columbia, nel South Carolina, Stato nel quale, durante gli anni dello schiavismo, il numero degli schiavi era arrivato a costituire piu’ del 30% della popolazione e il pericolo di rivolte da parte di questi ultimi si faceva sempre piu’ notevole. A causa di questo alto numero di schiavi neri , i codici schiavisti divennero piu’ severi e questo contribui ad aumentare la tensione e le ribellioni.
Nel XIX le rivolte divennero sempre piu’ frequenti e sempre piu’ pericolose e nel 1822, a Charleston, citta’ situata a 180 km da Columbia, una potente ribellione causo’ l’arresto di 40 schiavi e la condanna a morte di Denmark Vesey, organizzatore del complotto.
Nel 1861 sette stati nei quali vigeva la schiavitu’, tra i quali proprio il SC, si separarono dagli altri formando gli Stati Confederati d’America ed ebbe cosi inizio, con l’assalto da parte delle truppe confederate del Fort Sumter, la guerra civile, la quale diede inizio alla violentissima guerra di secessione americana.
Con la vittoria degli Stati del Nord e dunque la resa da parte degli Stati Confederati, ci fu finalmente la tanto voluta emancipazione degli schiavi anche se purtroppo le conseguenze di quei anto terribili anni di schiavitu’ continuarono a farsi sentire per molti anni e , ancora oggi, l’America si porta dietro qualche ‘strascico’ di questa terribile situazione vissuta dagli africani importati.
Episodi di razzismo sono abbastanza frequenti e i neri continuano a soggiacere economicamente a maggior poverta’.
Ma questa forte presenza di afro-americani e il massiccio afflusso, verificatosi negli ultimi anni, di immigrati dal confine con il Messico, ha contribuito alla nascita di una “nuova America”, lasciando cosi un ricordo lontano dell’ “America bianca”, anglosassone e fortemente individualista.
Durante questa mia cena in questo fastfood mi guardai intorno. Mi trovo in una terra dove le rivolte, le battaglie, le lotte per la liberta’, sono state numerose, dove tutt’ora la prevalenze di popolazione di colore e’ notevole e dove evidente e’ anche il tasso di poverta’ della zona, un tasso che un italiana non aspetta di trovare trasferendosi in America. Ma con grande piacere e poco stupore notai anche quanto sia vero che e’ proprio questo suo forte passato a determinare quest’America del futuro. Infatti quale esempio migliore di questo di Paese ormai multiculturale, Paese dove i neonati bianchi sono arrivati a essere in minoranza, dove, nello stesso fastfood, la stessa sera, mangiano lo stesso panino, hai l’ooportunita’ di vedere mille volti diversi, dai mille colori diversi provienienti da mille paesi diversi. Paese in cui il rispetto e le opportunita’ vengono date a tutti in ugual maniera, indipendentemente dalle origini e dalla provenienza. Paese in cui non ho mai visto negare un sorriso a nessuno nel momento in cui prendi un mezzo pubblico o paghi la coca-cola al supermercato.
E dunque mi chiedo, questa realta’ che io vivo e che vedo, e’ determinata dalla storia che questo paese ha avuto? Quando dicono che l’America ancora oggi si porta dietro qualche “strascico” dallo schiavismo e dal forte razzismo, tra questi vengono inclusi anche gli insegnamenti che la storia ha dato a questo Paese, oltre che alla poverta’ di gran parte della popolazioni nera e qualche episodio di intolleranza? E questi episodi di intolleranza che ancora oggi sono presenti qui e nel resto del mondo, sono determinati dalla paura che persone ignoranti e prive di conoscenza possono provare di fronte a tanta muticulturalita’ e diversita’?
…e lo sport…
E anche quest’estate sta finendo, un’estate all’insegna dello sport, ricca di emozioni e gratificazioni per la nostra nazione.
Sono stati giocati gli europei di calcio, che hanno visto coinvolta l’Italia nella finale, e le olimpiadi di Londra, che si sono concluse con un 8 posto nel medagliere; 28 infatti le medaglie per l’Italia con un podio,scherma femminile, solo italiano.
Quale ambito, meglio di quello sportivo puo’ promuove la vita socioculturale e contribuisce idealmente a superare le differenze etniche e religiose?
Eppure si e’ sempre assistito, in passato e tutt’ora, a forti episodi di discriminazione, con cori offensivi o spiacevoli striscioni nei migliori dei casi, e con espulsione dalle attivita’ sportive di atleti di diverse etnie nei casi peggiori.
Uno degli ultimi episodi di razzismo nel mondo dello sport l’abbiamo incontarto nella finale degli Euro 2012, Italia-Spagna. Sono stati infatti fatti cori razzisti, rivolti al giocatore di origine africana Mario Balotelli, che simulavano versi di scimmie, ogni qualvolta che toccasse il pallone. Atteggiamento valutato vergognoso e imperdonabile dai gionalisti e fotografi presenti e seduti vicini alla tifoseria spagnola. Alla federcalcio spagnola e’ stata cosi data una multa di 20 mila euro dall’Uefa per punire questo atteggiamento ignorante e scandaloso.
Parlare di razzismo tramite lo sport ci consente inoltre di raccontare non la grande storia dei fatti piu’ ecclatanti e dei grandi crimini, ma storie meno note di uomini e donne che durante la loro carriera sportiva hanno saputo compiere forti scelte assumendosene le conseguenze.
Si pensi alle Olimpiadi di Berlino del 1936, occasione per i nazisti di attuare un piano per trasformare un occasione sportiva in uno spettacolo di massa e in uno strumento di battaglia per impressionare gli altri Paesi esaltando la forza fisica tedesca e l’amor per la patria ritrovata dopo la sconfitta della prima guerra mondiale. Vennero espulsi da tutte le discipline gli atleti ebrei tedeschi e non ammessi a gareggiare per la Germania ma solo per gli altri stati.
Un esempio di uomo che ha fatto la differenza e ha saputo prendere una posizione andando contro un clima cosi ostile e cosi difficile fu il tedesco Carl Ludwing, avversario nelle gare ma grande amico dello statunitense di origine africana Jesse Owens, vincitore di 4 medaglie d’oro, allontanato dal presidente Frankiln D. Roosevelt, il quale preoccupato della reazione degli stati del Sud, gli cancello’ un appuntamento alla Casa Bianca. Venne premiato pero’ in seguito dal presidente Gerald Ford con le seguenti parole ” Owens ha superato le barriere del razzismo, della segregazione e del bigottismo, mostrando a tutti che un afro-americano appartiene al mondo dell’atletica”.
Un altro personaggio che si puo’ prendere ad esempio e’ Albert Richter , ciclista tedesco che rifiuto’ di adeguarsi al modello nazista e rimase solidale al suo allenatore Ernest Berliner, persegutato e discriminato in quanto ebreo.
Molti altri ancora , piccoli grandi uomini e piccole grandi donne, hanno preso posizione contro una corrente di pensiero estremamente opposta al vero significato e valore che lo sport dovrebbe avere nella vita di ogni sognolo individuo. Lo sport che dovrebbe unirci tutti in un unico obbiettivo, che dovrebbe farci riflettere su come l’uguaglianza e la meraviglia sia dentro ognuno di noi e di quanto non siano assolutamente rilevanti i colori della pelle o la religione a cui si appartiene per vincere o per solo partecipare a una competizione che puo’ arricchirci ancora di piu’.
…dalla lettera della signora Danielle Airol a Tahar Ben Jellaun…
” non avevo visto che ha i lineamenti africani e una pelle di colore molto scura”
“perche’ pensavi fosse olandese?”
” beh”, mi disse lei, ” porta gli zoccoli”
La cosa mi ha riscaldato il cuore.


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